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PROMENADE Magazine - Amare, progettare e vivere il green

Descrivi te stesso, cosa diresti per presentarti?
Sono un gemelli. In tutto e per tutto.

 

Quando hai iniziato a percepire te stesso come un creativo, un architetto di giardini per l’esattezza?
Quando ho capito che per i giardini italiani è tempo di tornare ad essere i più belli del mondo. Come storia insegna.

 

Cosa vuoi trasmettere attraverso le tue “creazioni” se così possiamo definirle, i tuoi giardini? Cosa meglio ti identifica?

I miei giardini hanno tre prerogative. Devono inserirsi perfettamente nel luogo dove nascono. Devono essere a disposizione di chi li vive. Devono sopravviverci. E possibilmente avere fioriture bianche e profumate.

 

Ci racconti un aneddoto più divertente sulla vita lavorativa? Cose particolare dei committenti o richieste curiose?

Quasi sempre sono richieste legate alle vacanze. Tornano da posti esotici e vogliono riprodurre la vegetazione lasciata in vacanza.

La più curiosa quella di un cliente che voleva portare in Veneto delle palme da Santo Domingo. Ovviamente non gliel’ho consentito.

 

Quali sono tra i tuoi colleghi italiani e non dei quali ammiri lavoro che fanno?

In Italia ammiro molto i giardini di Cristina Mazzucchelli. Un italiano che lavora all’estero Luciano Giubbilei, col quale ho lavorato e con quale mantengo una amicizia ed una stima profonda. All’estero Peter Oudolf, del quale non mi perdo mai un convegno.

 

Rivelaci i tuoi 3 film del cuore.

A Single Man, Mediterraneo e Into the Wild.

 

Cosa ti piace degli esseri umani contemporanei e cosa non ti piace?
Sono un uomo fortunato, frequento persone a me affini. Ogni epoca ha pregi e difetti, guardandoci più avanti forse non ci vedremo così brutti.

 

Libro sul comodino ora?
Il Colibri di Sandro Veronesi.

 

Piatto preferito e drink preferito?
La parmigiana. Tassativamente con le melanzane fritte.

Bevo solo vino. Bianco.

 

Ultimo viaggio e prossimo viaggio?
Pantelleria. Pantelleria.